No more.
Niente più parole da dire.
Niente più parole che lui potesse dire, almeno. Non aveva parlato molto da quel giorno. Aveva lasciato che parlassero gli altri, sperando – pregando – in un po' di silenzio. Le persone attorno a lui parlavano troppo. Continuavano a cercare di trovare le parole giuste e lui voleva soltanto che lo lasciassero in pace.
Sapeva che non c'erano parole giuste in una simile situazione. Niente da dire.
Se n'era andata. Ed i loro tentativi imbarazzati di avvicinarsi a lui non l'avrebbero riportata indietro. Neppure il silenzio che stava cercando l'avrebbe fatto, lo sapeva; ma il silenzio gli permetteva di chiudere gli occhi e fingere che il mondo attorno a lui non esistesse più. E se continuava a farlo abbastanza a lungo, riusciva quasi a sentire la sua voce.
Sapeva perfettamente che non era un bene continuare ad illudersi in quel modo. Sapeva che era qualcosa come rifiutare la realtà. Ma quei momenti erano tutto ciò che rimaneva del passato. Fino a ora, aveva sempre cercato di rimandare il momento in cui avrebbe infine dovuto dire addio. Aveva continuato a pensare che ingannare se stesso fosse l'unico modo che aveva per evitare di diventare pazzo, per non lasciare che il dolore lo facesse uscire di testa. La sua unica salvezza.
…
Rimase in piedi di fronte alla lapide, incapace di trovare il coraggio di leggere il nome impresso sulla pietra. Era già stato lì qualche volta dopo il funerale – ma non era mai stato o non si era mai considerato forte abbastanza da raggiungere la sua tomba. Più vi si avvicinava, più il dolore e quella sensazione di essere vuoto dentro diventavano forti.
Se avesse trovato il coraggio di leggere il suo nome, non sarebbe più stato in grado di fingere che fosse ancora lì.
Obbligò se stesso a sorridere. «Ciao.» sussurrò, con la voce che tremava. Si inginocchiò, e dovette chiudere gli occhi per ricacciare indietro le lacrime. Non voleva piangere.
Quella era la prima volta che vedeva la sua tomba. E, anche se sapeva che era stupido, non voleva che lei lo vedesse piangere.
…Lui era Ash Ketchum, dopo tutto. Non era abituato a piangere.
«Ciao.» disse di nuovo, piano «Ciao… sono io…»
Non si aspettava alcuna risposta ovviamente. Comunque chiuse gli occhi di nuovo, come faceva quando era da solo. Beh, era da solo ora. Ed era lì per una ragione.
Per dire addio.
Per quanto fosse doloroso, per quanto facesse male più di qualunque altra cosa, doveva provare a lasciarsi il passato alle spalle. E ora, aveva così tante cose da dire.
Avrebbe potuto dirle che gli mancava moltissimo. Avrebbe potuto dirle che anche quella mattina, tre mesi dopo la sua morte, si era svegliato sperando che avrebbe aperto gli occhi e l'avrebbe vista addormentata al suo fianco. Avrebbe potuto dirle così tante cose. Oppure, avrebbe semplicemente potuto dire “Mi dispiace”.
Mi dispiace di non essere stato lì quando avevi bisogno di me.
Mi dispiace di averti lasciata sola.
Mi dispiace…
Rimase in silenzio, sapendo che non sarebbe riuscito a dire nulla senza scoppiare in lacrime. Trasse un lungo respiro ed aprì gli occhi, ora pieni di lacrime. E finalmente trovò il coraggio di leggere per la prima volta il nome sulla lapide.
Misty Waterflower, 1990 – 2005
Amata sorella ed amica.
Un'unica lacrima cadde sulla sua guancia mentre accarezzava piano le lettere che componevano il suo nome. «Mi manchi.» sussurrò «Mi mancherai sempre… ma credo di dover andare avanti, giusto?»
Rimase in silenzio per un po', forse aspettandosi una risposta di qualche tipo. Poi sospirò e si rialzò in piedi, con un nodo alla gola. Stava per andarsene quando si fermò di colpo. Per un momento, solo per un momento, era stato sicuro che qualcuno fosse dietro di lui, e lo guardasse con uno sguardo dolce e triste.
E sentì le lacrime riempirgli gli occhi di nuovo.
Rimase immobile, senza voltarsi per guardare indietro. Sapeva che non avrebbe visto nulla. Ma chiuse gli occhi di nuovo e per un momento, solo per un momento, poté giurare di averla sentita toccare piano il suo viso, in una dolce carezza che non avrebbe mai dimenticato.
Solo per un momento. Adesso stava piangendo forte.
E quando riaprì gli occhi, era solo di nuovo.
.fine.