Tipo: oneshot
Genere: drammatico, introspettivo
Rating: PG13
Personaggi: Ash Ketchum, Misty Waterflower, Brock
Linea temporale: imprecisata
Pairings: Ash/Misty
Warnings: deathfic
Note...
Volendo, potrei parlare molto a lungo dei significati che ha per me questa
storia. Esatto, volendo potrei, ma non lo farò o almeno non in questa sede e
non davanti agli occhi di chiunque. Se poi chi mi conosce abbastanza da non
interessarsi
unicamente alle storie volesse approfondire, ben venga, ma
non si aspetti una risposta certa. Sappiate soltanto che questa fanfic,
apparentemente breve e poco significativa se affiancata a mastodontici progetti
come
Puzzle, in realtà per me significa molto. In queste poche pagine c'è
molto più
di me di quanto potrebbe sembrare. Non ero nel migliore degli
umori quando l'ho scritta, e si vede, ma il risultato mi soddisfa moltissimo,
forse proprio per questo.
Quanto allo stile di scrittura, ho voluto tentare alcuni esperimenti. Raramente
scrivo in prima persona (lo trovo riduttivo, poiché mi permette di focalizzarmi
sui sentimenti di un solo personaggio, e io amo variare prendendo in
considerazione i pensieri di
tutti i personaggi presenti sulla scena
anche a costo di perdere coerenza). Questa storia però mi ha praticamente
chiesto
di essere scritta così. Dopo aver scritto poche righe in terza persona mi
sono resa conto che la cosa non funzionava, e ho ricominciato da capo.
Logicamente, il punto di vista cambia quando passo alla parte in cui descrivo
gli ultimi momenti di vita di Ash, poiché Misty non è presente. Qui lo stile
è ancora diverso, inframmezzato da diverse parti isolate con delle parentesi,
come se fossero dei pensieri che interrompono il fluire della narrazione (o
almeno questa era l'intenzione originale, poi l'esserci riuscita o meno è un
altro paio di maniche xD). Per poi cambiare ancora nell'unica parte in cui i due
punti di vista si incontrano: il momento in cui Misty ritrova Ash, nonostante
l'epilogo drammatico di quel brevissimo momento. Qui ci sono i pensieri di
entrambi. Privi di un filo logico, intrecciati, per sciogliersi poi quando Misty
rimane l'unica presente sulla scena. Così, con il finale torno a narrare con il
suo punto di vista. Le ultime due righe sono state qualcosa di parecchio simile
ad una folgorazione. Avevo un'idea di cosa ci dovesse essere nel finale, ma non
avevo idea di come renderlo. Così sono tornata alla neve. Perché il titolo,
Winter
has come, non si riferisce soltanto ad un inverno reale ma anche ad un
inverno metaforico. Quello dei sentimenti. E anche quello della vita.
Il titolo, comunque, non è farina del mio sacco, così come non lo sono le
citazioni in inglese che dividono i passi narrati con diversi punti di vista.
Entrambi provengono infatti dalla splendida
The swan song dei miei amati
Within Temptation. E' la canzone che amo di più in assoluto, e che ho ascoltato
in maniera ossessiva durante la stesura di questa storia. Si potrebbe dire che
l'ha plasmata, quasi. Tengo moltissimo ai versi di
The swan song; addirittura,
winter has come fu il titolo di un mio disegno molto personale e poi il primo titolo del mio blog, di cui resta traccia nell'url.
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