Insane
aprile 2007
Conteggio parole: 300
Genere: introspettivo
Rating: PG
Personaggi: Danielle Rousseau
Linea temporale: prima stagione. Dopo 1.09 - Solitary.
Pairings: nessuno
Warnings: ---

Note...
Triplo drabble. Una roba insulsa, ma era da un bel pezzo che volevo provare a scrivere qualcosa su Danielle. La faccenda del sogno naturalmente l'ho inventata di sana pianta, ma su quell'isola succede di tutto, non mi sembra così improbabile che ogni notte Danielle sogni la figlia. E poi era una cosa che avevo scritto per Hell, ma Hell è morta, quindi ho inglobato ù.ù

Insane

Li sento. Li sento bisbigliare.
Sento le loro voci sussurrarsi segreti infami.
Io non sono pazza!
Mi hanno portato via mia figlia. Sedici anni fa si sono presi la mia Alex. Da allora ogni secondo spero, prego che sia ancora viva. Prego di rivederla.
Forse non succederà mai.
Faccio dei sogni. Li faccio da molto, in realtà, ma solo ultimamente riesco a ricordarli con nitidezza.
Nei sogni mi trovo nel territorio oscuro.
Non ho armi con me, e questo è insensato, perché in sedici anni non mi sono mai mossa su quest’isola senza averne con me. Eppure quando sento qualcosa muoversi non ho paura.
E Dio, ogni notte vedo emergere dalla vegetazione una figura umana. Nei primi tempi mi era concesso di non ricordare, al risveglio, che aspetto avesse.
Poi quei sogni si sono fatti sempre più vividi ed ogni notte mi sveglio con un grido trattenuto dietro le labbra serrate e la sensazione che il mio cuore stia per spaccarsi nel petto.
In sogno vedo una ragazza. In un primo momento non la riconosco, fino a che non parla. Per quanto possa sembrare infame che una madre dimentichi il volto della figlia, io non l’ho avuta per me che per una settimana e da allora sono trascorsi sedici anni. Quello che ricordo, e con la vaghezza di particolari di un sogno, è il viso di una neonata.
La ragazza che vedo nei miei sogni ha gli occhi azzurri, e lunghi capelli castani.
Dello stesso colore dei miei.
La vedo schiudere le labbra, e pronunciare ogni volta la stessa parola: Mère.
Madre.
E prima ancora che abbia il tempo di protendermi verso di lei o di gridare, un’ombra emerge dalla notte e la porta via. Ogni notte, da sedici anni.
Io non sono pazza.
Loro sono reali.


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